“A volte partire non significa lasciare un luogo, ma abbandonare la versione di noi stessi che non ci appartiene più”.

Ci sono città che ti svuotano, ti consumano lentamente, come se ogni giornata pretendesse qualcosa da te, città in cui devi per forza produrre, dimostrare, rincorrere.
Per Matilda solo una non chiedeva il permesso di entrare nella sua vita, perché semplicemente accadeva.
Era una città costruita sulle storie, alcune fatte di contraddizioni, di politica, di arte, di sogni e di persone che, senza saperlo, avevano vissuto storie straordinarie.
In mezzo a tutte quelle storie e quelle cupole, una ragazza camminava a passo lento, come se la sua storia stesse appena cominciando…
Matilda camminava, le piaceva farlo in qualsiasi frazione del giorno: quando era felice, quando aveva paura, quando doveva raggiungere un amico e quando aveva bisogno di prendere una decisione.
Roma aveva uno strano talento: riusciva a farla sentire a casa prima ancora che lei lo sapesse.
Ogni mattina Matilda si fermava al solito bar all’angolo, guardava puntualmente dalla stessa prospettiva il riflesso della cupola di San Pietro, con il suo latte macchiato in mano e l’odore del caffè che sembrava essersi impregnato sulle tende.
Quel giorno, prima che i pensieri fluissero rivestendo le pagine del suo romanzo, appoggiò la penna sul tavolo, sicura del fatto che avrebbe avuto una di quelle intuizioni che rimangono per sempre incise nella mente.
Quel giorno scrisse:
“ L´anima inizia a vagare e idee rivelatrici fluttuano tra i miei pensieri. Stando sola finalmente mi scopro “.
Mentre sorseggiava lentamente il suo latte macchiato, le tornò in mente quella vacanza a Ibiza, che aveva definito una semplice “distrazione”, con un nome, un volto e una voce maschile.
Fu proprio lì, in mezzo a quel silenzio mattutino, che Matilda capí che quel desiderio che per tanto tempo era stato il succo delle sue pagine, il filo conduttore di pensieri e desideri, ad oggi non era più essenziale.
Aveva trasformato alcune persone in muse, alcuni amori in possibilità e alcune emozioni in prove del fatto che stesse andando nella direzione giusta, quando quella direzione era sempre stata dentro di lei..
Alla fine, forse, non si trattava di trovare la persona giusta, si trattava di diventare la donna che non ha più bisogno di fingere per essere scelta. . E forse l’amore, quello vero, non sarebbe arrivato per salvarla dalla noia, dalla solitudine o dalla mancanza di ispirazione, sarebbe arrivato per dimostrarle che non avrebbe più avuto bisogno di cambiare sé stessa per essere scelta.
Il teatro era un acquario umano dove tutti avevano paura solo che ciascuno aveva imparato a vestirla in modo diverso.
Per la prima volta la sua vita non sembrava una serie di episodi scollegati, ma una storia imperfetta, con un messaggio preciso, che aspettava di essere decodificato.
A volte pensava anche che fosse tutto un pó assurdo, eppure, c’erano troppe coincidenze, troppe frasi ascoltate e magicamente decodificate come messaggi dall´universo.
Cominciò dunque a domandarsi quale significato ci fosse dietro quelle intuizioni. Forse non avrebbe mai saputo se quelle cose fossero vere o meno, ma quella ricerca aveva iniziato a piacerle.
E se esistevano già dentro di lei le risposte prima ancora che la realtá gliele mettesse davanti? Come una vita con un suo filo logico invisibile che bastava sentire..
Fu una mattina qualunque, nel solito bar, mentre osservava le persone, e sorseggiava il suo latte macchiato, che Matilda scrisse l’ultima frase del suo romanzo.
Fu quasi comico, poiché aveva passato una vita intera a scrivere e la sensazione di dover lasciar andare un pezzo di sé, la rendeva parecchio vulnerabile.
Con il sole alle spalle e quella vista assurda sui colli di Roma, sentì all’improvviso il bisogno di camminare.
“Benvenuta a Roma.”
Se lo ripeteva spesso, come se una parte di lei non riuscisse ancora a credere che quella fosse davvero la sua vita.
Se ne andava in giro in cerca di caffé con un passo da battagliera e un´ incertezza che la riportava a pensare che la sua vita fosse troppo disordinata per essere raccontata.
Dopo aver ordinato il suo solito, Matilda appoggiò sul tavolo dei fogli e iniziò a rileggerli. Poco dopo si accorse che, al tavolo affianco, un uomo anziano continuava a fissarla.
Alla fine fu lei a rompere il silenzio.
«Posso leggerle una cosa?»
L’uomo chiuse il giornale.
«Certo.»
Non disse una parola fino alla fine del racconto, e quasi senza accorgersene i due diventarono amici, come certe cose importanti che arrivano proprio quando siamo pronti a riceverle.
«Hai mai pensato di farle leggere a qualcuno che sappia davvero ascoltare le parole?»
«A chi?» Chiese Matilda.
«A un mio vecchio amico, professore di letteratura, un uomo innamorato delle parole come pochi uomini che conosco.»
Matilda lo guardò incuriosita.
«E perché pensi che dovrebbe leggere i miei racconti?»
L´uomo sorrise.
«Perché forse non sei tu che hai incontrato me per caso.»
Matilda rise.
Giustino la guardò sopra gli occhiali.
« Certe storie hanno il dovere di uscire dai cassetti. Comunque piacere Giustino.»
Era sempre lei, nonostante tutto, ma aveva finalmente un’idea di ciò che poteva essere e fu proprio quella visione limpida a farle premere il pulsante “INVIA.’’
Per anni aveva immaginato il successo come qualcosa di straordinario: applausi, certezze, e una sana convinzione di aver finalmente raggiunto tutto, ma spesso la vita, ti fa credere di sapere esattamente dove desideri essere, ma quando finalmente ti ci fa arrivare, la prima sensazione che provi non è gioia.
Era un pomeriggio qualunque quando aprí il cartone appoggiato davanti alla porta di casa. Dentro c’era tutto: anni di paure, pagine scritte e riscritte, idee abbandonate, dubbi e tutte le versioni di sé che aveva dovuto attraversare per arrivare fin lì.
Nei giorni successivi il suo piccolo bar di fiducia si trasformò lentamente nel quartier generale di una missione che sembrava crescere da sola.
Tra suggerimenti, telefonate e incontri c’erano Giustino e il Professore: l’improbabile coppia che il destino aveva deciso di metterle accanto.
Il primo vedeva possibilità ovunque, mentre il secondo pretendeva che ogni dettaglio fosse al posto giusto e insieme avevano preso la presentazione del suo libro più seriamente di quanto lei avesse mai preso sé stessa.
La osservavano cambiare idea e immaginare disastri per poi ripeterle con una calma quasi irritante che tutto sarebbe andato bene…
La sera dell´evento arrivò più velocemente del previsto e Matilda era davanti allo specchio a ripetere il discorso che avrebbe fatto.
Nel mezzo di tutti quei pensieri, ne arrivò uno che aveva evitato fino a quel momento: suo padre.
Restò immobile qualche secondo, poi prese il telefono e aprì la chat:
“Ciao papà… stasera presento il libro a Roma. Se vuoi passare…”
Senza concedersi il tempo di cambiare idea, premette invio e uscì, ignara del fatto che quella sera avrebbe chiuso molto più di un capitolo della sua vita…